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(A)mici per il pelo
Uccellini

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Il gatto domestico può facilmente condividere la casa con altri felini. Se ci sono spazio e cibo per tutti e se il padrone conosce la psicologia dell’animale e le sue dinamiche sociali. Scopriamole!
 

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Prendi due gatti che arrivano da genitori diversi, mettili insieme nella stessa casa e spingili a condividere quotidianamente questo spazio comune: che succede? Con ogni probabilità, nulla di male!
Proprio così perché il gatto domestico è naturalmente predisposto a vivere in compagnia di altri felini e, se le condizioni sono accettabili, la convivenza sarà serena e soddisfacente per tutti. Per “condizioni accettabili” si intende in primo luogo che lo spazio sia sufficientemente ampio da ospitare tutti i gatti di famiglia e che ci sia cibo in giuste quantità per ognuno di essi. È chiaro infatti che non è accettabile costringere 4 gatti in un monolocale di 40 metri quadri, così come il cibo non deve mai mancare a nessuno o il rischio è che scoppino furiosi litigi all’ora della pappa.
Sempre a proposito di cibo, alcuni gatti dal carattere più forte tendono a difendere il proprio pasto dagli altri mici, arrivando anche a ringhiare o a colpire l’amichetto che “osa” avvicinarsi alla ciotola piena. In tal caso non ti resta che moltiplicare le ciotole: una per ogni gatto posizionate in punti diversi della casa, così ognuno potrà mangiare tranquillamente senza preoccuparsi delle minacce altrui!
Fatto salvo ciò, non c’è nulla nel codice genetico del gatto che impedisca a questo animale di vivere “in branco”. A volte è solo questione di tempi di adattamento e di età. I cuccioli sotto le sette settimane, ad esempio, stabiliscono legami sociali molto facilmente mentre i gatti adulti hanno bisogno di un periodo più lungo – dalle 2 alle 5 settimane – per accettare nuovi ospiti in casa.

Una socialità... coi baffi!

scheda Uccellini - Una socialità... coi baffi! Le dinamiche sociali che regolano la convivenza tra gatti non sono semplici da codificare, o almeno sono più sfumate rispetto a quelle che si manifestano in altre specie animali. Al contrario dei lupi o dei leoni, giusto per citarne un paio, un gruppo di gatti domestici non evidenzia una netta gerarchia interna e non ha un leader. Anche per questo gli etologi devono sforzarsi maggiormente nell’interpretazione dei comportamenti felini, osservando ogni singolo dettaglio comportamentale.
Quel che è certo è che in una colonia felina ogni gatto mostra reazioni diverse nei confronti di ogni singolo membro. Tenderà ad esempio a giocare più volentieri con il gatto x, a tenersi spesso alla larga dal gatto y e dormire sistematicamente con il gatto z.
Nel caso di colonie più numerose che vedono la compresenza di varie famiglie, la conoscenza degli altri si fa più vaga e sommaria. Il gatto ne riconosce comunque sesso, età e famiglia di appartenenza, ma difficilmente “approfondisce il rapporto”. Non per questo aggredirà gli altri esemplari: la violenza tra gatti si scatena solo in circostanze molto particolari come ad esempio la lotta tra maschi per l’accoppiamento. Per il resto la pace regna sovrana nelle colonie feline e quello che può sembrare un attacco il più delle volte è solo un gioco, una scherzosa baruffa tra (a)mici.
Il più delle volte i gatti apprezzano la reciproca compagnia, dormono spesso insieme anche a stretto contatto e si lavano a vicenda. Quest’ultimo comportamento è particolarmente significativo perché conferma l’assoluta armonia del rapporto felino. Uno studio condotto su una colonia di randagi ha dimostrato come il 64% dei gatti interagisca leccandosi, il 29% sfregandosi (altra azione che esprime empatia e affetto, vedi il prossimo capitoletto) e solo il 7% aggredendo gli altri componenti del branco.

Sfreghiamoci, amico!

scheda Uccellini - Sfreghiamoci, amico! Il gatto che sfrega il proprio corpo contro quello di un altro micio comunica allo “sfregato” amicizia, affetto o rispetto. Gli sfregamenti tra felini sono frequentissimi e si sviluppano secondo una logica gerarchica: è vero che i gatti non eleggono un leader del gruppo, ma è indubbio che – per differenze caratteriali e fisiche - alcuni elementi siano più forti ed altri più deboli. Lo sfregamento è una sorta di omaggio, un attestato di stima attraverso il quale il gatto che prende l’iniziativa riconosce l’autorità dell’altro animale.
I cuccioli imparano a sfregarsi con le loro madri che in genere ricambiano subito per rassicurare i piccoli e farli sentire protetti e al sicuro. Le femmine si sfregano spesso contro i maschi che però non restituiscono mai il complimento se non nel caso dei castrati: evidentemente l’emancipazione delle gatte è ancora lontana e il machismo regna sovrano tra i felini!
Altrettanto frequente è lo sfregamento di tutti i gatti, a prescindere dal sesso e dall’avvenuta (o meno) sterilizzazione, contro il proprio padrone e perfino contro estranei che fanno visita alla casa, se il micio è particolarmente socievole. Anche in questo caso il messaggio è chiaro: io riconosco il tuo ruolo e la tua superiorità, tu sei tenuto a prenderti cura di me e proteggermi.
Infine, a differenza dei cani che possono rannicchiarsi per comunicare la propria sottomissione ad un aggressore con lo scopo di calmarlo, lo sfregamento non è mai uno stratagemma attraverso il quale il gatto reagisce a una minaccia. Più semplicemente, quando si sente in pericolo, Fufi se la dà a gambe e corre quanto più veloce possibile!

Le regole della casa

scheda Uccellini - Le regole della casa I gatti che si spartiscono il territorio domestico si comportano in modo del tutto omologo ai randagi che vivono in una colonia esterna.
Ad esempio, un micio può essere docile ed amichevole con i suoi coinquilini, ma trasformarsi in una piccola belva per difendere il posto in cui ama dormire.
Allo stesso modo quando due felini si incontrano fuori o dentro casa, è quello che si trova nella posizione più “alta” ad affermare la propria superiorità. Per capirci meglio, se un gatto è a terra e l’altro è seduto su una sedia, sarà il secondo ad affermarsi come dominante spingendosi fino a colpire simbolicamente il gatto a terra. Come dire: ricordati che sono sopra di te, non provarci nemmeno!
L’unica azione in cui i gatti domestici evidenziano un comportamento difforme dai randagi è proprio lo sfregamento di cui abbiamo scritto poco sopra. I gatti di casa lo praticano con una frequenza decisamente maggiore, tanto più se castrati (maschi) o sterilizzate (femmine). Non a caso i gatti castrati si sfregano più spesso delle gatte non sterilizzate, sebbene il maschio sarebbe naturalmente molto meno incline allo sfregamento della femmina. Tutto ciò a dimostrazione di quanto l’intervento umano in un ambito – il controllo della sessualità – generi conseguenze significative su un altro ambito, cioè la socialità.
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Prendi due gatti che arrivano da genitori diversi, mettili insieme...

Una socialità... coi baffi!

Le dinamiche sociali che regolano la convivenza tra gatti non...

Sfreghiamoci, amico!

Il gatto che sfrega il proprio corpo contro quello di un altro...

Le regole della casa

I gatti che si spartiscono il territorio domestico si comportano...
 

Approfondimento

Il lutto felino

La conferma di quanto gli animali possano provare sentimenti autentici nei confronti dei propri simili, oltre che naturalmente per il padrone, arriva da uno studio condotto su un gruppo di gatti domestici abituati da lungo tempo a vivere insieme.
Quando uno di loro è morto, la metà dei coinquilini ha manifestato chiari segni di disagio per molti versi assimilabili a quelli che caratterizzano gli uomini che soffrono di depressione. Mangiavano poco e a fatica, comunicavano meno attraverso i miagolii e dimostravano ai padroni un maggior bisogno di coccole ed attenzioni.
Inoltre più del 40% dei gatti superstiti tendeva ad occupare il posto preferito dell’amico scomparso, a trascorrervi del tempo e a dormirci frequentemente, fino a sei mesi dopo la morte dell’amato compagno.
 

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